venerdì 28 dicembre 2012

Bellezza nella diversità

Oggi stavo tornando a casa su un autobus pieno zeppo di studenti appena usciti dalle scuole.

Solitamente sono una persona che non ama affatto la confusione e, credo non ci siano dubbi, un autobus pieno di studenti è una delle molte definizioni di "confusione".

Ma questa volta è andata diversamente.
Forse è grazie alla notte di sonno di cui avevo appena goduto, forse del piacere e della soddisfazione che avevo provato la mattina nello scattare fotografie alla città immersa nella nebbia, ma questa volta è stato un piacere ascoltare questo vociare allegro.

Ben presto, da quella cacofonia quasi incomprensibile, sono emerse le voci di tre studentesse probabilmente marocchine che, qualche passo dietro di me, parlavano tra di loro di argomenti da studentesse.
O almeno credo fossero quelli gli argomenti, perchè le tre ragazze alternavano senza alcuna fatica frasi in arabo a frasi o parole in italiano.
Una di loro, un dato momento, ha prodotto una frase complemente in arabo ad eccezione della parola "certificato".


Devo ammettere che ero affascinato da questa loro capacità.
Ho chiuso gli occhi ed ho cominciato ad ascoltarle, ad ascoltarne il suono della voce.

Mentre assaporavo le sillabe come fossero note musicali (e per me lo erano, essendomi incomprensibile il significato di quanto veniva detto) ho cominciato a divagare con la mente su queste giovani persone, sul loro mondo che è anche il nostro e che loro stanno cambiando in un mondo in cui i nomi arabi o albanesi o russi stanno diventando comuni tanto quanto quelli italiani.

Sono abbastanza vecchio per ricordare un'Italia in cui c'erano ancora i terroni ed in cui non esistevano le persone di colore ma solo i negri.
Ed erano strani, i pochissimi negri: erano alieni scesi letteralmente da un altro pianeta, e si faticava a non fissarli per quella loro pelle così scura.


Ed ora eccoci qui, pochi decenni dopo, con un paese multietnico.
Anzi no: eccoci qui con un popolo multietnico.

Ho girato la testa verso queste ragazze e le ho viste sicure e completamente a loro agio.
E perchè mai non dovrebbero esserlo? Sono nate qui, parlano italiano, hanno amici italiani: l'Italia è la loro casa.
Nella loro sicurezza, nella loro tranquillità io ho visto la bellezza di un popolo con molte anime e molti visi e molti colori, e la cosa mi ha affascinato.

Per decenni la pubblicità ci ha venduto il mantra della nostra unicità: tu sei unico, sei differente da tutti gli altri.

Beh, eccoci qui, realmente differenti gli uni dagli altri e non solo per dettagli insignificanti quali la marca di shampoo che usiamo o di vestiti che indossiamo, ma per cose importanti come il credo religioso, le opinioni morali, i gusti estetici.

Nonostante sia ben cosciente dei problemi sociali o morali che ci troveremo ben presto ad affrontare, io non sono intimorito, anzi: sono affascinato.

Sono affascinato da questo concetto così astratto della diversità di opinioni diventare sotto i miei occhi un qualcosa di molto concreto, da toccare con mano ogni giorno.
Sono affascinato dal pensiero che la ragazzina che ho di fronte possa vedere il mondo non solo in un modo che non immagino ma, per parafrasare Einstein, in un modo che nemmeno posso immaginare.
Sono affascinato dall'idea che ben presto ci troveremo a discutere di diritti e libertà che trent'anni fa erano perfino inconcepibili.

E no, niente di tutto questo mi spaventa.
Fortunatamente il mio vissuto mi ha portato a non temere le diversità, a non considerarle come una minaccia.
Oggi si parla molto di terrorismo, di immigrazione clandestina e di islamizzazione ma io non ho visto niente di tutto questo negli occhi di quelle tre ragazze nè negli occhi dei molti altri ragazzi e giovani uomini di altre etnie che incontro ogni giorno sull'autobus.

Quello che ho visto è quello che vedo negli occhi di tutti: il desiderio di una vita tranquilla e significativa.








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